Gaggia Gilda

di Francesco Ceccarelli

Gaggia Gilda

Siamo agli inizi degli anni '50, la seconda guerra mondiale è finita da pochi anni e ci si avvia rapidamente verso un periodo di grande ottimismo, sviluppo economico e benessere diffuso. Fanno la comparsa i primi elettrodomestici che portano una nota di modernità nelle case degli italiani. Il caffè è un rito quotidiano irrinunciabile e accanto alle classiche caffettiere da fiamma, come la Moka o la Napoletana, vengono prodotte e commercializzate le prime macchine a leva per uso domestico. Il successo è immediato e nel giro di pochi anni vengono alla luce la maggior parte delle macchine a leva che verranno prodotte continuativamente nei due decenni successivi.

Il protagonista indiscusso di quegli anni è un barista, Achille Gaggia, nato nel 1895 e che nel bar che gestisce dedica tutte le sue energie a migliorare la qualità del caffè prodotto. A lui si deve l'intuizione di eliminare il vapore dal processo di produzione del caffè, tramite l'utilizzo di una molla che abbinata ad un pistone a leva, garantisce la pressione sufficiente a spingere l'acqua attraverso il caffè per un tempo abbastanza ridotto da consentire l'estrazione di un caffè ristretto. Con questa invenzione Achille Gaggia determina l'inizio del successo mondiale del caffè espresso e delle proprie macchine. Accanto alla produzione delle macchine da bar, la Gaggia immette da subito sul mercato un modello per uso domestico: la Gilda. 

Il brevetto italiano riporta la data del 26 aprile 1952 ed è in assoluto il primo brevetto conosciuto di una macchina a leva per uso domestico.

Brevetto originale Gaggia Gilda

Brevetto originale Gaggia Gilda

Pubblicità sulle più diffuse riviste e vendita per corrispondenza tramite il Catalogo Caudano, ne facilitano la diffusione nelle case degli italiani, nonostante il suo costo di 35'000 lire, pari alla paga media di un operaio, non fosse alla portata di tutti.

La macchina è realizzata in alluminio con alcuni componenti in ottone cromato e abbellita esternamente da incisioni riportanti la scritta Gaggia Gilda. Anche la griglia appoggia tazzine è forata in modo tale da rappresentare la lettera G. La caldaia è di tipo chiuso e una valvola ne garantisce la sicurezza dalla sovra-pressione. Un termometro integrato nel tappo di riempimento, permette di verificare il raggiungimento della temperatura di esercizio.

Dettagli: termometro, griglia e incisioni

Dettagli: termometro, griglia e incisioni

È dotata di una sola resistenza, per cui al raggiungimento della temperatura di ebollizione, la macchina va scollegata dalla presa di alimentazione.  Era disponibile con voltaggio a 125, 160, 220 o 260, a seconda della rete elettrica su cui andava utilizzata, in quanto in Italia negli anni '50 c'erano diversi fornitori di energia, ciascuno con un proprio voltaggio e solo nel 1962 si arriverà all'unificazione del sistema elettrico nazionale a 220 volt e all'istituzione dell’Ente Nazionale per l’Energia Elettrica (ENEL). 

L'altezza è di circa 45 cm e il peso di circa 5 kg. Ne esisteva anche una versione con altezza 57 cm, a disposizione di chi aveva necessità di un serbatoio con capienza maggiorata.

La macchina era corredata di istruzioni per il suo utilizzo e poteva essere smontata facilmente senza la necessità di strumenti specifici.

Gaggia Gilda completamente smontata

Gaggia Gilda completamente smontata

Il periodo di produzione è circoscritto a soli due-tre anni, probabilmente a causa di alcuni limiti progettuali non facilmente superabili, quali la singola resistenza e alla contemporanea concorrenza delle altre macchine a leva che uscivano di anno in anno. Nonostante il breve periodo di commercializzazione, è comunque di facile reperibilità. Per il suo fascino, storia e design non può mancare in una collezione, piccola o grande che sia, e in cui occuperà sempre il posto d'onore.

Gilda '54 "a orecchie di coniglio"
Gilda '54 "a orecchie di coniglio"

Due anni dopo, nel 1954, viene affiancato alla Gilda, un nuovo modello denominato Gilda ‘54, che per la sua particolarità di essere dotata di due leve ripiegabili tramite uno snodo, viene detta “a orecchie di coniglio”. Più economica della sorella maggiore, costa “solo” 23'000.

Dalle officine Gaggia esce inoltre in quegli anni un modello simile alla Gilda ma a caldaia aperta denominato Iris.

Gaggia Iris
Gaggia Iris

Con questi tre modelli la Gaggia esaurisce il suo interesse per la produzione delle macchine a leva per uso domestico, tuttavia il modello Gilda ‘54 sopravvive per qualche anno aggiuntivo in Spagna, dove ne viene prodotta un’imitazione denominata Gilda 55.

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